L’uomo che volle farsi Re, del mobile.

Correva l’anno 1981 quando un giovane imprenditore Biellese decise che era giunto il momento di fare il salto di qualità. Così, dalle ceneri di un piccolo mobilificio di paese, nacque quel colosso che in pochissimo tempo sarebbe stato sulla bocca e nelle case di tutti:
IL MOBILIFICIO AIAZZONE.

Erano i tempi del grande benessere e il giovane Giorgio, carico di spirito imprenditoriale e coraggio, decise che era giunto il momento di trasformare i sogni in realtà. Bastarono pochi anni e una campagna pubblicitaria senza precedenti per dar vita a un vero e proprio fenomeno di costume.

Chi da piccolo, almeno una volta, non è rimasto senza parole nel vedere il parcheggio del mobilificio saturo di auto provenienti da tutta Italia, chi almeno una volta viaggiando o conoscendo gente si è sentito dire: “Ah, sei di Biella? Aiazzone”

In pochi anni il Sig. Aiazzone portò questa piccola cittadina sulla bocca di tutti grazie anche a una serie di slogan, di spot azzeccatissimi e dell’uso smisurato delle tv locali, innovazione assoluta per l’epoca. Ed è così che divennero di uso comune termini come “Provare per credere” (grazie agli spot di Guido Angeli) e le famose “cene con gli architetti a Biella

Nulla sembrava fermare la trionfale corsa del colosso Aiazzone, neanche le voci sempre più insistenti sulla qualità più o meno dubbia dei suoi mobili, molti lo accusarono di truffare i propri clienti rifilando prodotti scadenti, ma si sa, tra i grandi queste situazioni sono all’ordine del giorno e il successo, la fama e gloria sono sempre accompagnati da invidie e concorrenza spietata.

Purtroppo come ben sappiamo questa storia non ha un lieto fine e negli anni se ne sono dette tante, troppe, su un uomo che volle solo far grande il proprio nome e la propria città, ma durò tutto troppo poco e molti sono sicuri che, se fosse vivo oggi, quel catafalco in disuso sulla Trossi (casa base dei Rave Party), sarebbe aperto e di sicuro successo.

Ci pensò il fato a spegnere il sogno, il 6 Luglio 1986, quando il suo Jet privato esplose in volo uccidendo lui, il pilota Giacomo Cravera Ramella e Clelia Allegretti, magistrato ed amica di famiglia. Ciò che avvenne dopo la sua morte fu più cronaca che storia e non è nostro compito giudicare o indagare in merito.

Noi, vogliamo solo ricordare l’uomo Aiazzone, che dal nulla creò un’impresa da 180 dipendenti, con un fatturato di 60 miliardi delle vecchie lire. Ora, davanti ai colossi del mobile ci fa quasi sorridere increduli pensare che un piccolo artigiano di Tollegno sia stato capace in 5 anni di costruire un impero così vasto, eppure anche questa è storia.

E’ stato un momento importante per Biella, per un secondo siamo stati famosi non solo per lane e tessuti, per un secondo abbiamo camminato con i grandi e purtroppo l’unico ricordo che ci resta è un capannone fatiscente e il triste epilogo degli anni a venire. Forse ora non sarebbe possibile tutto ciò ma Aiazzone ci ha dimostrato che a volte bastano volontà, spirito di iniziativa e una buona dose di furbizia per avere successo, provare per credere!

LBCP

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2 thoughts on “L’uomo che volle farsi Re, del mobile.

  1. enrica aiazzone il said:

    Ringrazio chi ricorda mio fratello. Mi commuovo sempre quando si parla di lui e si ricorda il suo operato. Cordiali saluti.

  2. Gianni il said:

    Ho avuto modo di conoscerlo pur non essendo mai riuscito a fornirlo,ma posso condividere che era un grande con idee molto ampie e se fosse oggi in vita potrebbe dare lezioni a parecchi commercianti biellesi che sono arretrati di 20 anni

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